Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è l’analisi della situazione attorno alla quale ruota ogni attività di prevenzione. Tuttavia esiste un altro documento essenziale che deve sempre essere presente e disponibile in azienda: il Protocollo sanitario (PSS).
Che cos’è il PSS
Il PSS, redatto dal Medico del Lavoro, elenca i rischi individuati e descrive il piano delle visite previste per i lavoratori. È importante che sia conservato in azienda, preferibilmente allegato al DVR, per permettere una verifica immediata della coerenza tra l’analisi dei rischi e la sorveglianza sanitaria attivata.
In alcuni casi il medico competente non fornisce il Protocollo Sanitario come documento a sé stante, ma inserisce i rischi e le relative visite esclusivamente all’interno della relazione sanitaria di ogni singolo lavoratore. Sebbene questa pratica sia lecita, essa rende più complessa la pianificazione aziendale. La periodicità delle visite dipende dalla mansione svolta dai singoli dipendenti. Se il medico non esplicita chiaramente l’intero quadro dei rischi nel Protocollo sanitario, il datore di lavoro potrebbe avere difficoltà a monitorare se ogni lavoratore è sottoposto a tutti i controlli necessari nel tempo.
Chi controlla il DVR e il PSS
Durante un’ispezione, l’autorità di vigilanza verifica innanzitutto se il DVR è redatto correttamente, se prende in esame tutte le mansioni e se la valutazione dei rischi è approfondita. Una volta accertata la qualità del Documento controlla la coerenza con il Protocollo Sanitario. Se il medico competente ha previsto la sorveglianza sanitaria per un rischio che nel DVR è classificato come irrilevante (o viceversa), si crea una discordanza che può generare contestazioni. Il Documento di Valutazione dei Rischi e il Protocollo sanitario devono essere concordi: una divergenza non risolta è spesso interpretata dagli organi di controllo come il segnale di una valutazione dei rischi carente o non condivisa tra le figure responsabili.
Responsabilità del Datore di Lavoro
Se emerge una discrepanza tra il Documento di Valutazione dei Rischi e il Protocollo sanitario, il datore di lavoro deve farsi promotore di un confronto tecnico. Il medico competente possiede la competenza clinica per suggerire la sorveglianza sanitaria, ma il datore di lavoro, supportato dal proprio consulente tecnico, deve fornire dati oggettivi a sostegno della valutazione effettuata. Se si ritiene che un rischio non richieda visite mediche, la posizione aziendale deve essere sostenuta da misurazioni strumentali precise o da metodi di valutazione approfonditi che dimostrino il rispetto dei valori di soglia.
È fondamentale che il datore di lavoro non ignori queste incongruenze, poiché la responsabilità finale della valutazione dei rischi è interamente sua. Una valutazione incompleta o incoerente rispetto alla sorveglianza sanitaria è sanzionata pesantemente, occorre quindi risolvere preventivamente i disallineamenti attraverso un dialogo tra consulente e medico del lavoro. È l’unico modo per garantire che la documentazione aziendale sia solida, veritiera e capace di reggere con successo un eventuale controllo ispettivo.