Un’azienda avviata da poco tempo potrebbe avere il dubbio se deve anch’essa effettuare la valutazione del rischio stress lavoro-correlato. In effetti il metodo inventato dall’ISPESL, ora INAIL, pretende che per rispondere ad alcune domande si confronti la situazione attuale con quella degli ultimi tre anni. Molti imprenditori ipotizzano che, se non c’è ancora uno storico aziendale, tale analisi possa essere rimandata.
L’obbligo di valutare il rischio stress lavoro-correlato del proprio personale deriva dall’art. 18 del decreto legislativo 81 del 2008, il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro. Non distingue tra aziende appena nate e realtà consolidate, l’obbligo riguarda ogni datore di lavoro che abbia almeno un lavoratore. La valutazione deve essere effettuata entro 90 giorni dall’inizio dell’attività. Si tratta di una scadenza tassativa che non prevede deroghe basate sull’età dell’impresa.
Metodi di Valutazione
Il metodo di valutazione proposto dall’INAIL è lo standard più diffuso in Italia. Chi utilizza tale questionario può stare sicuro di non avere contestazioni. La prima parte di questo metodo prevede l’analisi di “eventi sentinella”, ovvero assenteismo infortuni, turnover, ecc. riferiti all’ultimo anno e negli ultimi tre anni. Ovviamente un’azienda operativa da pochi mesi non può fornire questi dati.
Il metodo proposto dall’INAIL non è l’unico possibile, il datore di lavoro può anche adottare altri metodi, purché siano scientificamente validi e sufficientemente approfonditi. Se si decide di utilizzare comunque il metodo INAIL, si può anche utilizzarlo in modo parziale, ovvero si può rispondere allo sole domande che non pretendono un’analisi della situazione aziendale negli anni, giustificando tale scelta nel testo del documento.
In conclusione, anche se l’azienda è appena stata costituita la valutazione deve essere eseguita. Non si può ignorare l’obbligo, in caso di controllo il datore di lavoro sarebbe passibile di sanzione penale.